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I sogni dell’Europa sul riciclaggio chimico contro la realtà: un’analisi quinquennale (WasteTrade.com)

Introduzione: Boom, crisi e la promessa dell'economia circolare

Nel giugno 2025, i leader del settore si sono riuniti a Bruxelles in occasione della conferenza “Chemical Recycling Europe” organizzata da AMI. L’evento ha evidenziato come l’entusiasmo iniziale degli investitori nel periodo 2020-2021 abbia alimentato un’impennata dei prezzi delle azioni delle aziende di riciclaggio chimico, ma ha anche rivelato che molti progetti di punta hanno incontrato difficoltà. L’impianto Pryme One di Rotterdam, ad esempio, avrebbe dovuto entrare in funzione nel 2022, ma i ritardi hanno posticipato la messa in servizio alla fine del 2023 e la produzione all’inizio del 2024 è risultata inferiore alle aspettative. I piani di espansione su larga scala sono stati accantonati nel novembre 2024 e un aggiornamento del febbraio 2025 ha ammesso che i volumi di produzione sono rimasti al di sotto delle previsioni. Problemi simili hanno afflitto altre aziende: l’impianto di Skive di Quantafuel in Danimarca, annunciato nel 2020, ha dovuto affrontare difficoltà relative alle materie prime e alle attrezzature; le operazioni sono iniziate solo alla fine del 2022 e sono rimaste al di sotto della capacità, e la società è stata delistata nel febbraio 2024 dopo essere stata acquisita da Viridor. Persino Agilyx – un tempo considerata un caso di successo – ha riorientato la propria strategia verso la gestione delle materie prime e la conversione dei rifiuti.

Questi esempi illustrano un fenomeno più ampio: negli ultimi cinque anni, i progetti di riciclaggio chimico in tutta Europa e oltre sono stati messi in stand-by, rinviati o silenziosamente abbandonati. In qualità di WasteTrade.com, un mercato digitale dedicato alla creazione di flussi di rifiuti trasparenti, riteniamo fondamentale documentare queste battute d’arresto, esaminarne le ragioni e chiederci se l’attuale rotta intrapresa dall’Europa possa effettivamente portare alla circolarità promessa.

Cronologia dei progetti di riciclaggio chimico accantonati (2019–2025)

Anno e meseProgetto/UbicazioneTecnologia e capacità previstaRisultato / Motivo2018–2020 Boise, Idaho (USA) – Renewlogy & Dow Pyrolysis: il progetto prevedeva la conversione dei rifiuti plastici urbani di Boise in gasolio. Renewlogy non era in grado di trattare i film plastici; Dow ha interrotto il progetto e ora Boise trasporta i rifiuti plastici su camion verso un cementificio. 2019–2022 Rotterdam (Paesi Bassi) – Progetto Enerkem/Shell per la trasformazione dei rifiuti in prodotti chimici: gassificazione per produrre “biometanolo” da rifiuti misti. Il progetto è stato annullato a causa dell’incertezza riguardo alla garanzia di un approvvigionamento affidabile di rifiuti e alla redditività. 2018–2020 Indonesia – Impianto CreaSolv di Unilever: dissoluzione di bustine di plastica per realizzare nuovi imballaggi. Il progetto è stato condotto in fase pilota, ma il passaggio su larga scala si è rivelato troppo costoso; i piani su larga scala sono stati abbandonati. 2018–2020 Filadelfia (USA) – Agilyx e Delta Air Lines: conversione dei rifiuti plastici in carburante per aerei. La costruzione non è mai iniziata; il progetto è stato accantonato a causa di problemi contrattuali, finanziari e legati al COVID-19. 2021–2025 Rotterdam (Paesi Bassi) – Pryme One: pirolisi; previsto per il 2022. L’avvio è stato posticipato al quarto trimestre del 2023; all’inizio del 2024 la produzione era inferiore alle aspettative; i piani di espansione su larga scala sono stati abbandonati (novembre 2024); l’aggiornamento di febbraio 2025 mostra che i volumi sono ancora al di sotto degli obiettivi. 2020–2024 Skive (DK) – Quantafuel Pyrolysis; annunciato nel 2020. Problemi relativi alle materie prime e alle attrezzature hanno ritardato le operazioni fino alla fine del 2022 e hanno mantenuto la produzione al di sotto della capacità; la società è stata delistata nel febbraio 2024 dopo l’acquisizione da parte di Viridor. 2022 Swindon (Regno Unito) – Recycling Technologies (RT) Unità di pirolisi RT7000 con un obiettivo di 7.000 t/anno ciascuna; RT è stata sottoposta ad amministrazione controllata; la maggior parte dei suoi 73 dipendenti è stata licenziata dopo che non è stato possibile ottenere gli investimenti necessari. Febbraio 2024 Stenungsund (SE) – Unità di pirolisi Borealis da 50.000 t/anno: Borealis ha sospeso il progetto dopo che uno studio di fattibilità ha dimostrato che non soddisfaceva gli obiettivi di prestazione. Novembre 2024 Saint-Avold (FR) – Impianto di depolimerizzazione del PET di Suez/Loop/SKGC annunciato nel febbraio 2023: i partner non hanno esercitato l’opzione di acquisto del sito; il progetto è stato “messo in stand-by” e la costruzione, prevista per il primo trimestre del 2025, è stata annullata. Novembre 2024 Vlissingen (NL) – Neste & Ravago Pirolisi (55.000 t/anno) con tecnologia Alterra Il progetto è stato annullato perché non ha mai raggiunto la fase di decisione finale di investimento. Neste investe invece 111 milioni di euro per aumentare la capacità in Finlandia. Gennaio 2025 Ostenda (BE) – Impianto di pirolisi APPI: impianto previsto da 500.000 t/anno. Annullato dopo che le importazioni a basso costo di plastica vergine dalla Cina hanno compromesso il modello di business; APPI ha cessato l’attività. Dicembre 2024 Longlaville (FR) – Impianto di bioriciclaggio del PET di Carbios. Depolimerizzazione enzimatica; primo impianto. La costruzione è stata rinviata di 6–9 mesi a causa di finanziamenti in sospeso. Febbraio 2025 Normandia (FR) – Impianto di riciclaggio molecolare Eastman Tecnologia di rinnovamento del poliestere; >110.000 t/anno Pianificazione del progetto temporaneamente sospesa mentre Eastman monitora l’evoluzione delle discussioni normative dell’UE. Aprile 2025 Sarnia (CA) – Nova Chemicals Riciclaggio chimico su larga scala (capacità sconosciuta) Nova ha abbandonato i piani per la costruzione dell’impianto e ha riportato l’attenzione sul riciclaggio meccanico. Lo studio di fattibilità con Plastic Energy è stato sospeso e considerato temporaneo. Agosto 2025 Erie, Pennsylvania (USA) – International Recycling Group: progetto da 160.000 t/anno per la conversione di plastica mista in CleanRed™, un riducente per la produzione di acciaio. Progetto annullato a causa dell’impossibilità di raccogliere un finanziamento di 300 milioni di dollari, dei dazi sulle attrezzature non statunitensi e della mancanza di accordi di acquisto a lungo termine.

Tabella 1 — Principali progetti di riciclaggio chimico che sono stati annullati, rinviati o sospesi a tempo indeterminato negli ultimi cinque anni.

Cinque anni di false partenze: cosa è andato storto?

  1. Sfide tecnologiche e relative alle materie prime– Molti impianti di pirolisi hanno avuto difficoltà a garantire un approvvigionamento costante di materie prime e a mantenere una qualità stabile dei prodotti. L’impianto di Skive di Quantafuel ha operato ben al di sotto della propria capacità a causa di problemi legati alle materie prime e alle attrezzature. Il progetto di Enerkem a Rotterdam per la trasformazione dei rifiuti in prodotti chimici è stato annullato dopo che fonti interne hanno affermato che non era in grado di garantire un approvvigionamento affidabile di rifiuti e la redditività. Il progetto di Eastman per un impianto di riciclaggio molecolare in Normandia è stato sospeso in attesa di chiarimenti sulle normative dell’UE.
  2. Difficoltà finanziarie– Gli elevati costi di capitale e l’aumento dei tassi di interesse rendono rischiosi i grandi impianti di riciclaggio chimico. La società britannica Recycling Technologies è stata sottoposta ad amministrazione controllata dopo non essere riuscita ad attrarre investimenti sufficienti. Borealis ha sospeso il proprio progetto di pirolisi a Stenungsund poiché uno studio di fattibilità ha dimostrato che l’impianto non avrebbe raggiunto gli obiettivi prestazionali previsti. Carbios ha rinviato la costruzione del proprio impianto di bioriciclaggio del PET a causa di vincoli finanziari.
  3. Scarsa domanda e polimeri vergini a basso costo– APPI ha annullato il suo progetto di pirolisi da 500 kt/anno in Belgio perché un’ondata di importazioni di plastica vergine a basso costo dalla Cina ha reso i prodotti riciclati non competitivi. Diversi produttori in tutta Europa lamentano che, in assenza di requisiti obbligatori sul contenuto di materiale riciclato, gli acquirenti continuano a preferire la materia prima vergine, più economica, minando così i modelli di business.
  4. Incertezza normativa– Eastman ha sospeso il proprio progetto in Normandia a causa dell’evoluzione delle norme UE sui rifiuti di plastica e sugli imballaggi. Nova Chemicals ha indicato le incertezze normative e legislative in Nord America come motivo principale per l’abbandono del proprio progetto a Sarnia. Negli Stati Uniti, nove stati stanno proponendo restrizioni alla pirolisi e alla gassificazione, sollevando dubbi sul fatto che il riciclaggio chimico possa essere classificato come una forma di riciclaggio.
  5. Aspetti economici complessi e contratti di fornitura– L’International Recycling Group ha annullato il progetto di un impianto da 160 kt in Pennsylvania perché non è riuscito a raccogliere i 300 milioni di dollari necessari, ha dovuto affrontare dazi sulle attrezzature importate e ha avuto difficoltà a garantire accordi di acquisto a lungo termine per la plastica riciclata e la produzione di CleanRed™. L’inchiesta di Reuters ha inoltre riportato che la partnership tra Dow e Renewlogy a Boise è fallita perché la startup non era in grado di trattare i film plastici, mentre Unilever ha silenziosamente accantonato il proprio progetto CreaSolv poiché la raccolta e la pulizia delle bustine risultavano troppo costose.

Domande impegnative per il settore

Il settore dovrebbe fare affidamento sui sussidi pubblici? Ciò metterebbe in una posizione di svantaggio le imprese di riciclaggio meccanico, che hanno anch’esse bisogno di sostegno? Un’applicazione più rigorosa del regolamento UE sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR) creerebbe incentivi sufficienti? Dobbiamo accettare il fatto che, in un settore emergente, molte aziende siano destinate naturalmente a scomparire?AWasteTrade.com, approfondiamo queste domande:

  • Il riciclaggio chimico sta sottraendo investimenti a soluzioni meccaniche collaudate?Le aziende europee specializzate nel riciclaggio meccanico stanno chiudendo a causa dei costi elevati e delle importazioni di materie prime vergini a basso costo, mentre i progetti di riciclaggio chimico continuano a ricevere aiuti di Stato. In assenza di condizioni di parità, il riciclaggio meccanico rischia di essere soppiantato da tecnologie sperimentali?
  • Quanti altri falsi inizi potranno ancora sopportare gli investitori?Il numero elevato di impianti cancellati o in ritardo fa pensare a problemi di natura sistemica. Se i progetti non riescono a garantire l’approvvigionamento di materie prime o accordi di acquisto e dipendono dai sussidi, sono davvero sostenibili?
  • Le importazioni di polimeri vergini a basso costo stanno compromettendo gli obiettivi dell'economia circolare?Il crollo di APPI in Belgio dimostra come un eccesso di offerta globale di plastica vergine possa mandare in fumo da un giorno all’altro la redditività del riciclaggio. L’Europa dovrebbe prendere in considerazione adeguamenti alle frontiere o soglie minime di prezzo per proteggere il materiale riciclato?
  • Qual è il compromesso ambientale?Molte tecnologie di “riciclaggio avanzato” trasformano la plastica in combustibili, il che comporta un’ulteriore combustione. Il programma di Dow a Boise si è concluso con l’incenerimento della plastica in un forno da cemento. Dovremmo definirlo riciclaggio o recupero energetico? Il settore ha bisogno di definizioni più rigorose per evitare il greenwashing?
  • Chi si assume il rischio?I progetti spesso mettono in risalto la creazione di posti di lavoro e l’economia circolare, ma quando falliscono, i costi ricadono sugli investitori, sui governi e, in casi come quello di Recycling Technologies, sui dipendenti. Gli incentivi futuri dovrebbero prevedere garanzie di buona esecuzione o clausole di recupero per tutelare i fondi pubblici?

Conclusione: ridefinire le aspettative e le priorità

Gli ultimi cinque anni hanno visto un susseguirsi di comunicati stampa e grandi promesse, seguiti da una scia di impianti di riciclaggio chimico messi fuori servizio. Noi di WasteTrade.com abbiamo come missione quella di digitalizzare e stabilizzare i flussi di rifiuti, ma gli strumenti digitali da soli non possono risolvere un modello economico fallimentare. Il riciclaggio meccanico rimane la spina dorsale dell’economia circolare della plastica, eppure la raffica di progetti di riciclaggio chimico falliti indica che le tecnologie avanzate non possono prosperare senza un cambiamento strutturale. Il successo richiederà:

  • Definizioni chiare e applicabili:Occorre distinguere il riciclaggio vero e proprio, da materiale a materiale, dai progetti che si limitano a trasformare i rifiuti in combustibili. In assenza di chiarezza, le aziende potrebbero erroneamente definire il recupero energetico come riciclaggio, minando così la fiducia dell’opinione pubblica.
  • Quadri normativi solidi:Applicare gli obblighi relativi al contenuto di materiale riciclato a tutte le tipologie di imballaggi, introdurre adeguamenti alle frontiere legati alle emissioni di carbonio per contrastare le importazioni a basso costo di materie prime vergini e garantire che i sussidi pubblici siano subordinati a requisiti di rendimento e a clausole di recupero.
  • Accordi di acquisto a lungo termine:Ottenere impegni a lungo termine da parte dei proprietari dei marchi e dei trasformatori per l’acquisto di materiali riciclati chimicamente, riducendo il rischio di mercato e prevenendo le cancellazioni.
  • Investimenti in infrastrutture collaudate:Dare priorità all’ampliamento delle capacità produttive nelle tecnologie che garantiscono una circolarità misurabile e una riduzione delle emissioni di carbonio. Ciò comporta il potenziamento del riciclaggio meccanico, valutando al contempo con attenzione i metodi chimici avanzati.

Gli obiettivi dell’Europa in materia di economia circolare sono ancora alla nostra portata, ma il percorso da seguire deve essere improntato al realismo. Mentre sempre più progetti nel settore chimico vacillano, esortiamo i responsabili politici, gli investitori e i leader del settore a guardare oltre l’entusiasmo di facciata, a porre domande difficili e a convogliare le risorse verso tecnologie in grado di garantire benefici sia ambientali che economici. I numerosi progetti accantonati ci ricordano che, in assenza di sicurezza delle materie prime, certezza normativa e domanda di mercato, anche i processi più sofisticati possono rapidamente trasformarsi in attività non recuperabili.

John McKenna — WasteTrade.com